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REGISTRAZIONE

COSÌ GIOCA IL VALLE D’AOSTA

L’unica certezza, per ora, è che il Valle d’Aosta è ad un passo dal ritorno in Eccellenza. Per il resto, soprattutto fuori dal campo, domina il caos più completo. Difficile sbrogliare una matassa che vede coinvolti il Tribunale, la Digos, un presidente nominato dal Giudice, una società “ombra” (pronta a rilevare un titolo sportivo) e il chiacchierato Peppino D’Antuono (indimenticato presidente a Sanremo, Pordenone, Omegna e Seregno). Il tutto in mezzo a debiti cresciuti esponenzialmente, tanto da provocare l’intervento dell’ufficiale giudiziario, che a fine gennaio ha costretto la squadra – già priva di rimborsi spese, organizzazione logistica e campo di allenamento – a trasferirsi ad Ivrea, per l’incontro col Rivoli, com mezzi e a spese proprie. Difficile muovere appunti ai giocatori, abbandonati ad una situazione surreale che ha toccato l’apice col forfait di Casale. Praticamente impossibile attendersi quel rendimento in grado di portare i rossoneri almeno ai playout. Un risultato che, tenendo conto delle vicissitudini attraversate delle avversarie (Sestrese, Derthona e Vigevano) e dei nomi di categoria, e non solo, arrivati tra fine novembre e gennaio, non avrebbe costituito una sorpresa clamorosa. Il filo conduttore della stagione rimane comunque Manuel Ravelli, per ora presidente, almeno secondo il giudice Anna Bonfilio, che il 23 ottobre aveva dichiarato nulla la scrittura privata tra Maria Rita Rizzi e il promotore della causa, Giuseppe D’Antuono. Fuori dal campo, il futuro dovrebbe chiamarsi Giovambattista Orlando (ex calciatore di Cosenza e Crotone in C e da giocatore protagonista, ad Aosta, della scalata alla C2, campionato 1990-91), regista dell’operazione che ha fatto rinascere il 27 febbraio l’Aosta calcio, e al fianco di Ravelli da quasi 6 mesi, con l’incarico di direttore generale. Diverse le piste che Orlando si è detto disponibile a percorrere per rilanciare il calcio nella Valleè: dall’acquisizione del titolo sportivo del Valle d’Aosta, ripartendo verosimilmente dall’Eccellenza, ad una maxifusione con Saint Christophe e Charvensod, con un possibile immediato ritorno in D, all’acquisto, addirittura, del titolo sportivo di una società professionistica. Per ora, come già detto, l’unica “quasi certezza” è la retrocessione. Di più a Mirko Monetta, il più giovane tecnico del girone (35 anni lo scorso 14 marzo), che da allenatore, probabilmente, non avrebbe osato immaginare esordio più “complicato”, non si poteva chiedere. Abbandonata a se stessa, la squadra, che sino alla fine del girone d’andata era rimasta agganciata al treno playout, è praticamente crollata, racimolando un punto nelle ultime 8 partite (1-1 in casa con l’Albese), segnando 2 gol e subendone 18. Oltre a sprofondare in classifica, i rossoneri hanno perso uno dopo l’altro numerosi acquisti, tanto che contro il Savona, oltre all’ex legnanese Schenone e all’attaccante campano Ruggiero, mancheranno tutti e tre gli ex biancoblù (Lombardo e Balsamo – che come Schenone e Ruggiero hanno abbandonato la squadra a febbraio, dopo il drastico taglio ai compensi proposto da Orlando – e Riccardi, arrivato a gennaio dal Lucento e in tribuna per via del cartellino rosso rimediato nel turno prepasquale contro il Derthona). Per Monetta, in questa stagione già subentrato due volte sulla panchina, è diventato inevitabile il ricorso agli juniores e ad un gruppo di giocatori che ha maturato, in categoria, trascorsi tutto sommato modesti. Il più esperto del gruppo rimane quindi Davide Barbieri (’86), l’unico superstite dell’attacco, prelevato a dicembre dal Voghera, e decisamente in fase calante (lo scorso anno 4 gol in 24 partite, col Cuneo, dopo l’ottimo 2006-07 con la maglia della Reggiana: 7 reti in C2). In mancanza di Riccardi, a supporto dell’unica punta dovrebbe giostrare Andrea Amato (’86; lo scorso anno al Rovigo), rientrato a dicembre dalla Solbiatese, e sin qui dal rendimento deludente, soprattutto sotto il profilo comportamentale (tre espulsioni). Una possibile alternativa di ruolo, con l’arretramento di Amato sulla linea dei centrocampisti, è rappresentata invece dall’inserimento di Fabio De Lise (’90), arrivato a fine 2009 dalla Pro Vercelli. Piuttosto vincolato il reparto centrale, coi due interni rappresentati da Mario Mazzone (’89; ex Rivoli e Rivarolese) e Tomas Pagliero (’91; dalle giovanili della Rivarolese), a cui Monetta dovrebbe affiancare due tra Domenico Giordani (’83; dallo Charvensod, ma con qualche presenza in C con Isernia e Vis Pesaro e già in D con Manfredonia e Real Cassino), Filippo Scala (’90; dalla Berretti dell’Ivrea), Massimiliano Tibaldi (’91) e uno tra i già citati De Lise e Andrea Amato. Infine, a protezione del portiere titolare, Federico Gini (’89; ex Sarzanese e giovanili dello Spezia) è consueto l’impiego di quattro giocatori: una coppia di centrali, formata dallo stopper di ruolo Cristian Zanon (’90; dal Portogruaro) e, verosimilmente, da Gabriele Carli (’88; dal Saint Christophe, ex Selargius, Rivarolese e giovanili del Torino), e due esterni, Nicola Matteo Aimone (’91; cresciuto nelle giovanili dell’Ivrea) e Francesco Amato (’84), capitano e per il quinto anno consecutivo in maglia rossonera. Completa il gruppo a disposizione di Monetta un plotone di under, in particolare il dodicesimo Massimiliano Jans (’92), il difensore Alessandro Angiulli (’92), il centrocampista Fabio Caruso (’89; dal Leinì) e l’attaccante Roberto Gammino (’91; dal Settimo, a stagione iniziata).