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Lettera ad un amico perduto

Caro Gino,
questa proprio non me la dovevi fare. Con il cinismo che ci ha sempre accompagnato, e che ci metteva in condizione di fare battute che ad altri possono sembrare oltraggiose, di una cosa del genere avremmo potuto commentare: “Tanto, passati due giorni ci si dimentica tutto” e, magari, ci avremmo anche riso su. Questa volta, però, mi riesce proprio difficile riderci su e dimenticare sarà impossibile.
So benissimo che, come al solito, non mi lascerai il gusto dell’ultima parola, ma testardamente ci provo lo stesso. Perché non sono qui per contestarti le motivazioni e tanto meno le implicazioni pseudo-moralistiche del gesto, che lasciano sempre il tempo che trovano, ma il momento stesso: voglio dire, adesso che siamo ad un passo dallo stravincere un campionato a te viene in mente una cosa del genere?
Lascia stare il lavoro, i colleghi, gli amici, gli affetti, financo (abbiamo fatto il Classico, financo devi lasciarmelo passare) financo i gatti. Ma… e il Savona? Il cardine di ogni pensiero, il cuore di ogni discussione, il motore di ogni azione. Scusa, tu ci molli così? A metà strada, con un piede dall’altra parte e l’altro ancora sulle strisce?
Vorrei ricordarti che “siamo ad un passo da…”, non vuol dire “abbiamo già…”; la differenza non è da poco e tu lo sai meglio di me, visto che hai dovuto raccontare non so quante volte di quando siamo arrivati “ad un passo da”. Perciò, quando finalmente verrà il momento che tutti noi (te compreso) stiamo aspettando da anni, quel momento sarà incompleto perché gliene mancherà un pezzetto: quel pezzetto sei tu, Gino.
Ma questo, probabilmente, lo avevi già messo in preventivo ed hai scelto di essere presente così: presente proprio perchè assente. Se tutto ciò è vero, allora non resta che arrendersi e, una volta di più, riconoscere la tua superiorità: da quel grandissimo menabelino che sei sempre stato, a questo giro ci hai fatti fessi tutti quanti!
Bravo. Cos’altro dovrei dirti?

Ad maiora, Gino