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REGISTRAZIONE

PESCE, SPINELLI E TUTTO IL RESTO

Cominciamo con una domanda attinente al periodo. Vacanze?
Vacanze come al solito niente o quasi. Facciamo un inizio di stagione estiva dedicato al Savona e al calcio e poi, magari, una settimana riusciamo a ritagliarla. Non su un campo sportivo, però!

Vogliamo fare un consuntivo della stagione passata o un preventivo di quella futura?
Il consuntivo di quella passata l’abbiamo già fatto: è sotto gli occhi di tutti e credo che abbiamo anche abusato dei festeggiamenti, quindi ormai c’è solo da pensare al futuro. Futuro che è senza dubbio molto più delicato e molto più impegnativo di quello che è passato: cercheremo di fare delle scelte ponderate, anche se l’ambizione è quella di fare una squadra con un senso logico e di crescita. Diciamo che l’anno prossimo sarà un campionato… non voglio dire di vertice, ma un buon campionato.

Per quanto riguarda il discorso dello stadio e delle nuove strutture che dovrebbero sorgere, a che punto siamo?
Se non ci sono ostacoli, di qualunque tipo, diciamo che lo stadio lo stiamo portando avanti molto bene: il Comune ci sta dando una grossa mano, i tecnici stanno andando avanti con i lavori, abbiamo trovato il gruppo di lavoro, misto Savona-Genova. L’amministrazione ci sta dando una mano nella parte burocratica e in quella tecnica; ci auguriamo di essere coinvolti nella giusta misura: quello che noi ci immaginiamo è di avere in mano la totalità del progetto e condividere la distribuzione delle opere. Invece per quello che riguarda la parte un po’ meno evidente, stiamo cercando di costruirci anche qualche struttura alternativa al solito campo “Bacigalupo” che, essendo in erba, non può essere calpestato quotidianamente. Cercheremo di fare un campetto in sintetico dalla curva lato mare, per dare anche delle certezze ai bambini che entreranno nelle nuove leve del Savona calcio.

Parlemmu du “sciu Aldu”?
Eh, u “sciu Aldu”… Ormai con le attività in comune ci vediamo, non dico quotidianamente, ma ci sentiamo quotidianamente. Abbiamo fatto delle buone operazioni commerciali insieme, che sono servite a lui e a me: credo che lui dia un forte contributo alla causa del Savona, senza entrare nel merito, e quindi sono contento perché abbiamo trovato una sinergia. A lui piace molto il pallone e mi fa piacere che delle persone con un progetto determinato e serio possano avere un futuro e lui magari essere protagonista con questa sponsorizzazione, che non abbiamo ancora quantificato ma che è in via di definizione.

Solo sponsorizzazione o si parla anche di un ingresso in società?
Per adesso si parla solo di una sponsorizzazione, lui credo che abbia avuto esperienze positive e negative nel calcio, quelle che conosciamo tutti. Credo che lui comunque ambisca a fare anche altri tipi di valutazione, ma per adesso non abbiamo assolutamente parlato di un ingresso in società, perché i nostri progetti societari sono già di medio-lungo termine. Quindi se, ripeto, non troveremo ostacoli in questa costruzione di progetto, dovremo un po’ rifare i nostri conti: se le cose vanno avanti come sono andate avanti quest’anno, sia in termini sportivi, sia in termini di impegno da parte dell’amministrazione e della città, noi puntiamo a trapiantarci su Savona.

La risposta della città: dopo un anno si possono cominciare a tirare le prime somme.
Io credo che ci siamo integrati molto bene. La risposta della città è una risposta “alla ligure” (ride, ndr), quindi molto conservativa, ma più efficiente di quello che si poteva pensare, devo dire. Questo non vuol dire che abbiamo trovato tutti gli sponsor nella città, ma credo che abbiamo iniziato delle buone trattative con delle aziende importanti per far dare loro il contributo e creare il volano per la società.

Escluso il discorso Spinelli, vanno esclusi anche ulteriori ingressi in società?
Le porte sono comunque sempre aperte, anche nelle nostre aziende non siamo gelosi delle nostre quote o delle nostre azioni. C’è un progetto di crescita: se questo può essere sostenuto da degli imprenditori, da delle persone che ci mettono passione le porte sono sempre aperte. Non sono ancora stati fatti discorsi di partecipazioni societarie perché per il momento crediamo di non essere ancora strutturati per proporre qualcosa a chi vorrebbe entrare. Se c’è una partecipazione nel management, va benissimo. Ma per una partecipazione societaria non siamo ancora pronti.

I primi giorni da professionisti sono vissuti più con preoccupazione o con curiosità?
C’è un mix di tutto questo: la preoccupazione di un ambiente nuovo, anche l’anno scorso quando siamo entrati eravamo preoccupati. Forse più preoccupati di quest’anno. Perché comunque ho cominciato ad avere un po’ di visione di quello che è il mondo del calcio, anche se abbiamo comunque iniziato in una squadra che militava nei dilettanti. Non si può nascondere che non ci sia preoccupazione: se non ci fosse significherebbe avere incoscienza. La preoccupazione è quella di fare degli investimenti giusti ed avere degli obiettivi ben precisi: questa è la preoccupazione. Poi, senza la curiosità non avremmo neanche provato ad acquisire il Savona l’anno scorso.

Finiamo con una domanda che non è una domanda: dica quello che vuole.
Potrei dire “Forza Savona!”, però mi sembra un po’ limitativo. Io credo che stiamo costruendo qualche cosa per un lungo termine: cioè di quello che facciamo adesso noi, se portato avanti nella maniera corretta, ne potrà usufruire qualcun altro fra qualche anno, se non ci saremo più noi. Mi auguro di godermi, almeno in parte, quello che stiamo costruendo adesso.

ALICE NEL PAESE DELLE BIANCOBLUMERAVIGLIE

Faceva così caldo che Alice si sentiva tutta assonnata e con le idee confuse: adesso si stava chiedendo se valesse la pena di alzarsi a raccogliere fiori per fare una ghirlanda di margherite, quando ecco che improvvisamente le passò proprio davanti un Coniglio Bianco con gli occhi rosa. La cosa non sembrò TROPPO strana, ad Alice. Solo in un secondo tempo, quando ripensò a questo fatto, Alice si rese conto che avrebbe dovuto meravigliarsene; sull’istante le sembrò addirittura una cosa naturale. Ormai era tutta presa dalla curiosità: lo rincorse attraverso il campo e per fortuna arrivò in tempo per vederlo infilarsi in una grande tana, sotto una siepe. Un momento dopo Alice s’infilava nella tana dietro di lui: non le venne neppure in mente di chiedersi come avrebbe poi fatto a uscire da quel posto. Per un tratto la tana era diritta come una galleria, poi sprofondava all’improvviso, ma così all’improvviso, che Alice non fece neppure in tempo a pensare che era meglio fermarsi, perché si trovò subito a sprofondare lungo quella specie di pozzo veramente profondo.
E cadeva, cadeva, cadeva. Non c’era niente da fare. D’un tratto – BUM! BUM! – arrivò proprio al fondo e si trovò sopra un mucchio di foglie secche. Alice vide un grosso fungo, alto quasi quanto lei. Alice vi guardò sotto, di dietro, da tutti i lati e le sembrò che fosse arrivato il momento di guardare anche sopra. Si alzò in punta di piedi, spiò oltre l’orlo del fungo e i suoi occhi incontrarono quelli di un grosso bruco multicolore che se ne stava seduto a braccia conserte, nel centro del “cappello”. Fumava tranquillo in una lunga pipa e si capiva che non era molto disposto ad occuparsi né di lei né di altro.
Alice chiese: “E tu chi sei?” “E chi sei TU?” La domanda li portò di nuovo all’inizio della conversazione. Alice ormai cominciava ad essere irritata col Bruco e il Bruco era in uno stato di GRANDE nervosismo, perciò gli volse le spalle e se ne andò pensierosa.
Stava ancora pensando quando si trovò in una radura, e vide un Gatto accovacciato su un ramo, poche iarde più avanti. L’unica cosa che il Gatto fece, quando vide Alice, fu un sogghigno. Ad Alice, in un primo tempo, sembrò che lui fosse ben disposto e pensò che fosse giusto trattarlo con rispetto: “Vorresti dirmi che strada devo prendere, per favore?”. Il gatto rispose aprendo la bocca e facendo un sogghigno ancora più grande: “Dipende, in buona parte, da dove vuoi andare” rispose saggiamente il Gatto. “Mi piacerebbe trovare qualcuno che mi aiuti” disse Alice.
“Allora qualsiasi strada va bene” disse il Gatto. “Basta che non ti stanchi di camminare. E ricorda che qui siamo tutti matti. Io sono matto. E anche tu sei matta”. “Come fai a dire che io sono matta?” domandò Alice. “Devi esserlo” le rispose il Gatto. “Altrimenti non saresti arrivata fin qui. Vai a giocare a palla davanti alla Regina, oggi?” “Mi piacerebbe molto” disse Alice.
“Ci rivedremo là” disse il Gatto. E sparì. Questo fatto deluse Alice ma ormai aveva visto tante stranezze che, quasi, ci aveva fatto l’abitudine.
Non fu necessario camminare molto, per trovare una casa. Davanti alla casa, sotto un albero pieno di foglie, c’era una tavola apparecchiata per il tè. Accanto ad essa stava seduto il Cappellaio. Il primo a rompere il silenzio fu il Cappellaio. “Che giorno della settimana è oggi?” domandò rivolto ad Alice. Aveva tirato fuori dal taschino l’orologio e lo guardava inquieto, scuotendolo di tanto in tanto e portandoselo all’orecchio. Alice esitò per un attimo e poi rispose: “Domenica”.
“E’ indietro di due giorni!” sospirò il Cappellaio. “Presto, presto bisogna emanare un altro divieto!” E scappò via, lasciando Alice da sola. Il discorso del Cappellaio era tutto privo di senso, anche se le sue parole (purtroppo) sembravano abbastanza chiare. Alice sentì un rumore in lontananza e si avviò verso un grande prato verde. “La Regina, la Regina! ” sentì esclamare.
“E QUESTI chi sono?” disse la Regina, indicando tre carte che provavano a giocare a palla. “Non vanno bene! Tagliategli la testa! Via…” gridò la Regina. “Sai giocare a palla?”. Tutti guardarono Alice, perché la domanda era rivolta evidentemente a lei. “Sì” rispose Alice. “Vieni qui, allora!” ruggì la Regina. E così anche Alice si unì al corteo, curiosa di vedere che cosa stava per accadere.
“Ai vostri posti!” gridò la Regina con voce di tuono. Tutti si misero a correre in ogni direzione, tanto che si urtavano l’un con l’altro. Però dopo un paio di minuti tutti furono a posto e il gioco cominciò. Ben presto anche la Regina fu presa dalla furia del gioco: pestava i piedi e non faceva che gridare continuamente: “Tagliategli la testa!” oppure “Tagliatele la testa!”. Alice era piuttosto preoccupata: a dire la verità non aveva ancora avuto questioni con la Regina, ma sapeva benissimo che questo poteva succedere da un momento all’altro. “E allora”, pensava “che sarà di me? E’ una fissazione questa di voler tagliare le teste a ogni costo! C’è da meravigliarsi che non siano ancora tutti morti!”. Dopo mezz’ora tutti i giocatori, tranne la Regina e Alice, erano condannati alla pena capitale.
Si risvegliò sulla riva del fiume: aveva il capo posato sul grembo della sorella, la quale era intenta a toglierle dal viso le foglie secche cadute proprio allora da un albero.
“Svegliati, Alice” disse la sorella. “Che sonno lungo hai fatto!” “Oh, che strano sogno ho fatto!” mormorò Alice. E raccontò alla sorella le strane Avventure che avete appena finito di leggere. Quando poi Alice giunse alla fine della sua storia, la sorella la baciò dicendo: “E’ stato davvero uno strano sogno. Ma adesso corri a far merenda. E’ tardi”.
Alice si alzò e si mise a correre più che poteva. Ma intanto pensava ancora al suo sogno meraviglioso.
La sorella rimase lì, seduta, a guardare il sole che tramontava. Poi appoggiò la testa sulla mano e pensò alla piccola Alice e alle sue meravigliose Avventure. Alla fine tentò d’immaginare la sua sorellina nel tempo in cui sarebbe diventata donna: avrebbe conservato, attraverso gli anni più maturi, il cuore semplice e affettuoso di adesso? Chissà se un giorno avrebbe raccolto intorno a sé altre bambine per far sì che i loro occhi brillassero come stelle al racconto del suo (ormai tanto lontano) viaggio nel Paese delle Meraviglie. Chissà se avrebbe saputo partecipare, ancora con lo stesso cuore, ai loro piccoli dispiaceri e alle loro semplici gioie, nel ricordo della sua vita di bambina e dei suoi felici giorni d’estate.
Lei era certa che Alice ne sarebbe stata capace.

UNA FESTA LUNGA UNA STAGIONE

La vittoria di Alba è solo l’ultima puntata di un romanzo vincente che ha avuto inizio in quel di Settimo a settembre con una goleada; i biancoblù hanno, ancora una volta, dimostrato la loro superiorità andando a vincere di prepotenza sul terreno di una protagonista dei prossimi play-off.
Un campionato dominato senza problemi è che è sembrato una stupenda e lunga festa biancoblù, come mai si era visto prima: quindici vittorie su diciassette gare nel girone di andata, tredici punti di vantaggio sulla seconda, settantacinque gol fatti e solo venti subiti.
Dati inequivocabili che rendono l’idea di che stagione abbiamo vissuto e goduto, una stagione difficilmente ripetibile, anche se naturalmente ci auguriamo il contrario, che, osserviamo ancora una volta, ci è sembrata una incredibile e gioiosa festa biancoblù.
L’apice di questo mega party è stato raggiunto ad Acqui e nella domenica successiva al Bacigalupo: nella cittadina piemontese abbiamo raggiunto la matematica certezza della promozione in Lega Pro, la gioia è esplosa incontenibile e senza freni mentre l’abbraccio tra pubblico e giocatori è stato commovente.
La domenica successiva il pubblico savonese, finalmente in una bella giornata di sole, ha voluto rendere omaggio a questa incredibile squadra affollando gli spalti dello stadio leginese.
Proprio su questa giornata ci vogliamo soffermare: la decisione della società di celebrare la vittoria con il “merendino” sul prato del Bacigalupo è stata perfetta.
La gente ha potuto abbracciare, questa volta pure fisicamente, i propri beniamini: è partita così la caccia all’autografo, soprattutto da parte dei più piccoli, e alla foto con chi ci ha fatto sognare.
E’ stata una festa genuina, gioiosa e spontanea. Intere famiglie hanno assediato i giocatori, lo staff tecnico e dirigenziale per esprimere la felicità per un traguardo raggiunto così incredibilmente.
La soddisfazione più grande è stata la partecipazione entusiasta di bambini, delle giovanili e non, che hanno scorrazzato sul prato chiedendo autografi, foto e guardando con ammirazione quegli eroi che, finalmente, erano così a portata di mano.
Anche chi è un po’ più avanti con gli anni ha avuto comunque modo di lasciarsi andare: ragazze e signore hanno fatto la fila per poter avere un ricordo con il giocatore preferito, i commenti del gentil sesso verso i giocatori erano comunque lusinghieri anche dal punto di vista estetico: “Son tutti belli!” si è sentito urlare tra la folla.
Infine, chi porta i capelli bianchi e ha avuto modo di vedere gli striscioni in categorie che oggi rappresentano un obiettivo da raggiungere si è crogiolato nei dolci ricordi stimolati dalla presenza delle vecchie glorie: Persenda, Pietrantoni, Tonoli e Natta.
Gli applausi per questa grande squadra non saranno mai troppi, anche questa domenica c’è l’occasione per spellarsi le mani seguendo le giocate dei biancoblù contro il Borgorosso Arenzano, insomma: un’altra puntata di questa festa lunga una stagione sta per andare in onda, ancora una volta vi invitiamo a non mancare!

Bruni e Chiarini: compagni di reparto e di dialetto!

Trent’anni, nato a Gardone Val Trompia in provincia di Brescia, Emanuele Bruni è tra i più anziani della combriccola biancoblù. Classe 1979, 3 reti e 22 presenze quest’anno: per lui diverse stagioni in C1 con il Lumezzane e una puntata in serie B con la Triestina dove ha collezionato ben 27 presenze.

La storia calcistica di Enrico Chiarini, 28 presenze in questa stagione, inizia in modo un po’ incredibile: da piccolo  era allergico all’erba dei campi di calcio “davvero, avevo sei anni, sono dovuto stare fermo un anno perché l’erba dei campi di calcio mi aveva fatto venire una forma di asma. Ricordo che stavo dalla finestra tutto il pomeriggio a guardare i miei amici giocare e divertirsi…”. Poi vuoi per la volontà, vuoi per le cure, l’allergia se ne è andata e per Enrico Chiarini, classe 1990, è iniziata la carriera calcistica a Carpenedolo, nel bresciano, un anno nelle giovanili del Lummezzane, che militava in C1 dove ho anche conosciuto e avuto modo di giocare con il giovanissimo Balottelli prima che passasse in prima squadra e poi all’Inter.

I due, 11 anni di differenza, hanno in comune il reparto difensivo biancoblù e le origini bresciane!

Quando avete capito che avremmo vinto questo campionato?

BRU: Sono sincero, dalla prima di campionato. Già durante la preparazione la percezione di tutti era di una squadra molto forte, ma vincere in trasferta la prima di campionato 6 a 1 e vedere la continuità nelle 3-4 partite successive me lo ha confermato. Il valore della squadra era altissimo.

CHI: La vittoria in trasferta a Settimo nel girone di ritorno. Ne venivamo dalla sconfitta in casa con l’Entella, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo vinto, è stato psicologicamente molto importante!

Nel momento in cui ad Acqui è arrivata la notizia che eravamo matematicamente promossi che cosa avete provato?

BRU:Una bellissima sensazione, è stato il completamento di una stagione, una soddisfazione regalare questa vittoria alla città e ai tifosi. È stato il sacrificio di tutti per una stagione che credo verrà ricordata a lungo. Sono stato davvero felice anche se era un periodo che non giocavo. Sono orgoglioso di essere venuto a Savona e aver contribuito a portare a termine l’obiettivo prefisso!

CHI:Un’emozione immensa, questo è il primo anno che sono via di casa, venivo comunque dal mondo delle giovanili, arrivare qua e vincere il campionato è stata un’emozione indescrivibile, c’era anche la mia famiglia ad Acqui, bellissimo!

La tua partita più bella di questa stagione?

BRU: Mi sono piaciuto in casa contro il Casale nel girone di andata. Poi c’era lo stadio pieno per una partita molto sentita. Mi spiace in generale di non essere riuscito a dimostrare molto il mio valore, probabilmente ho inconsciamente sottovalutato la categoria ed è un errore che ho pagato giocando poco.

CHI: Forse con l’Entella in casa, è stata la prima volta che ho giocato come esterno alto e non come terzino e mi sono divertito di più!

Questa è per Emanuele: Un giudizio sui giovani del Savona?

BRU: I nostri giovani sono di grande qualità. Sono giovani, ma non sono giovani come testa e come gioco e in serie D con il regolamento attuale avere dei giovani forti è stato fondamentale. Guarda Candolini, Chiarini, Bottiglieri, hanno qualità incredibili. I giovani hanno fatto la differenza e la società è stata bravissima a trovarli.

E per Enrico la reciproca: un giudizio sui “vecchi”…

CHI: Sicuramente ci hanno dato una grossa mano da inizio anno riuscendo ad amalgamare al meglio il gruppo. Sono “vecchi” però giovani! Siamo usciti, abbiamo fatto moltissime cose insieme, insomma si è formato davvero un bel gruppo.

Il coro della gradinata che più vi piace?

BRU: “Tutti quanti cantano e bevono, bevono…”. I tifosi sono stati fondamentali, ci hanno spinto e sostenuto sempre. Dedichiamo a loro questa vittoria, sono fantastici.

CHI: “Eeeeee… la vita, la vita….” Mi piace un sacco! L’abbiamo cantata un sacco anche tutti insieme in piazza il giorno della promozione.

Cosa serve al Savona per la C2?

BRU: Non c’è molta differenza tra le categorie, soprattutto per una squadra come il Savona di quest’anno. Non servirebbe molto, un innesto di 3-4 giocatori. Il livello della C2 negli ultimi anni si è abbassato molto e la nostra squadra potrebbe giocarsela con poco più di quello che è ora secondo me. Servono però qualità e quantità, in fase difensiva bisogna essere sempre concentrati perché appena fai un errore ti castigano subito.

CHI: Non saprei, sinceramente, non spetta a me dirlo.

Un giudizio sulla società

BRU: 10 e lode. Non ci hanno fatto mancare nulla, non hanno mai sbagliato, non hanno mai ritardato di un giorno gli stipendi. Professionisti in tutto e per tutto dal primo all’ultimo dello staff!

CHI: è una società seria e importante, eravamo sempre seguiti tutti da vicino, c’era sempre qualcuno al campo. Magari tutte le società di calcio fossero così!

Qual è la vostra stagione preferita?

BRU: L’estate! Ora si comincia a star bene dopo un inverno lungo e freddo!

CHI: L’inverno! Lo so che può sembrare strano ma sono un amante del freddo e della pioggia, mi dà tranquillità e armonia. Mi piace molto allenarmi sotto la pioggia e se devo scegliere preferisco l’acqua e la neve!

Il film preferito?

BRU: Ogni maledetta domenica

CHI: Il patriota

Animale domestico che vorreste?

BRU: Un cane

CHI: Un cane

Lingue straniere conosciute?

BRU: Italiano a malapena! Sono stato stupido a non studiare però conosco il dialetto bresciano!

CHI: Nessuna lingua straniera ma anche io me la cavo bene col dialetto!

Fidanzato o single?

BRU: Convivo con la mia fidanzata, Elena.

CHI: Single

Dove vorreste andare in ferie?

BRU: Devo ancora decidere ma tornerei volentieri alle Maldive

CHI: Mi piacerebbe andare con Cattaneo a Miami

Un consiglio reciproco?

BRU: Sii sempre umile come sei adesso, hai grosse qualità e puoi davvero diventare un giocatore da categorie superiori…

CHI: Impegnati sempre perché sei un o dei più importanti del gruppo!

BRU: … poi vorrei aggiungere… hai la testa grossa occhio che prendi il volo!

CHI: …Tagliati i capelli!

Al di là di ciò che succederà l’anno prossimo cosa vorreste rimanesse ai tifosi biancoblù di voi?

BRU: Mi piacerebbe che restasse il fatto che sono un giocatore umile e avrei voluto tanto dare di più. Però sono venuto qui e ho raggiunto insieme a tutti gli altri l’obiettivo anche per loro!

CHI: Che anche se sono un ragazzo timido mi sono impegnato al massimo tutto l’anno. E poi mi piacerebbe si ricordassero di quella palla salvata sulla linea ad Acqui…

Elisa Di Padova

QUESTIONE DI DETTAGLI

Siamo ormai alla fine del torneo e i verdetti che ci riguardano sono già stati emessi da tempo. Questo potrebbe portare a pensare che il Savona abbia già abbassato la guardia, in attesa della campagna acquisti di Giugno e del ritiro di metà Luglio: forse è anche così, ma se succede non lo si vede. Contro un’Albese che gioca anch’essa con la mente sgombra e, magari, la prospettiva di staccare la Sarzanese o raggiungere l’Entella al terzo posto, il Savona sfodera una prestazione che ricorda tanto da vicino l’inizio campionato.
Questo è il particolare che, prima di tutti, balza all’occhio degli spettatori: i biancoblù hanno motivazioni decisamente più deboli degli avversari, eppure la partita è la loro. Com’è possibile che accada una cosa del genere? Il motivo è abbastanza semplice: a differenza degli avversari, gli striscioni possono contare su ciò che si chiama “panchina lunga”. Entri o esca chi vuole, il peso specifico della squadra non cambia granché: se Marrazzo fa spazio ad Andreotti magari l’attacco perde qualcosa, però il centrocampo cresce non di poco; se Di Leo si fa male ed entra Gallotti, che differenza c’è? Lo stesso non si può dire delle formazioni avversarie, che hanno squadre imperniate su tre o quattro giocatori: quando questi sono assenti o vanno in debito d’ossigeno, i loro compagni non sono in grado di gestire le partite con la stessa intensità.
Differenza non da poco: non per niente il Savona ha scavato il vuoto dietro di sé e gli inseguitori, per tutto il campionato, sono stati tali solo di nome e non di fatto. Questo è anche il motivo per cui i biancoblù sono riusciti a superare senza danni l’infortunio che ha tolto Marrazzo dai campi per quasi tre mesi: lo stesso non è successo ad esempio a Chiavari, dove l’assenza di Vasoio è stata una delle concause del tracollo della squadra di Terzulli; inoltre l’importanza del giocatore era tale che, pur di recuperarlo a tutti i costi, lo si è rischiato tanto da fargli subire una ricaduta: il danno oltre la beffa, quindi.
Ad Alba abbiamo visto una riproposizione di questo motivo: la squadra di casa, annichilita nei primi 20 minuti, ha messo la testa fuori dal bombardamento dopo metà primo tempo ed ha dato fondo alle energie residue. Il clima non li ha aiutati: giornata da definire quasi afosa, se non fosse che siamo all’inizio di primavera; il risultato neanche: andare sotto di due gol in neanche 15 minuti non è il massimo per nessuno. Sta di fatto che il tentativo di rimonta,coraggiosamente messo in piedi dai biancoazzurri, ha avuto esito quasi positivo fin tanto che i vari Nieto, Nebbia, Merialdo, Garrone e Pantaleo hanno avuto fiato, corsa e lucidità; ma quando questi sono fisiologicamente calati, nessuno dei compagni è stato in grado di sopperire.
Questa è la prima chiave di lettura di una partita che ha detto anche un’altra cosa: adesso non ci sono più obblighi di risultati e conseguenti pressioni psicologiche. Chi non mastica sport non sa quanto, a livello mentale, possa pesare il fatto di dover ottenere un risultato a tutti i costi; la possibilità di giocare con la mente sgombra porta sicuramente ad un miglioramento delle prestazioni: da un punto di vista tecnico, visto che da quello atletico vi è sicuramente uno scadimento delle prestazioni. Il calcio giocato a certi livelli, però, è anche capacità tecnica e non solo corsa: per cui i giocatori savonesi possono veramente entrare in campo solo per divertirsi. Per divertirsi e per divertire: questo è un dettaglio da non sottovalutare.

FAVE E SALAME

Saranno stati più quelli che sono venuti allo stadio per mangiare gratis o quelli che sono venuti per tributare il giusto trionfo allo squadrone savonese? Quesito al quale non ci sarà mai una risposta certa, ma che si può riproporre anche per gli aperitivi biancoblù (pure quelli a sbafo…). Poco importa, dal nostro punto di vista: l’importante è che la gente si muova di casa, abbandoni il sacro divano, rinunci per un’ora o due all’omologazione totale e scopra il gusto del “diverso”.
Cos’altro è, se non “diverso”, tenere per la squadra piccola ma sincera della propria città e non per gli squadroni metropolitani? Cos’altro è, se non “diverso”, chiedere l’autografo al quasi vicino di casa e non al campione con velina e bodyguard al seguito? Cos’altro è, se non “diverso”, entrare in un campo di calcio, calcarne l’erba, sentirne i profumi, toccarne con mano pregi e difetti, viverlo davvero e non da una telecamera che fa diventare prato anche quella che, in realtà, è moquette? Cos’altro è, se non “diverso”, accomodarsi ad un banchetto per ritirare la propria razione di fave e salame e non fare la fila ad un bancone per comprare la merendina industriale o la mozzarella di plastica che sono in ogni pubblicità?
Ci guardavamo attorno, il 25 aprile scorso, notando quanti fossero i bambini alla scoperta di tutto questo “diverso”; e non potevamo non esserne felici.

UNA GIORNATA DA RICORDARE

Ci sono giorni che rimangono impressi nella memoria di ognuno di noi, quello vissuto ad Acqui è uno di questi: un mix di emozioni, gioia, allegria e orgoglio che ha pervaso tutti noi che abbiamo partecipato alla più bella trasferta dell’anno.
Il Savona è arrivato all’appuntamento decisivo dopo la vittoria con il Valdaosta, ottenuta con un finale in scioltezza, dopo qualche difficoltà iniziale, a cui Iacolino ha rimediato effettuando i cambi corretti che hanno ridato benzina al motore biancoblù.
Dal fischio finale è immediatamente partita l’organizzazione per la trasferta nella cittadina termale, l’entusiasmo si è diffuso rapidamente tra tutti coloro che hanno a cuore le sorti degli striscioni. La carovana biancoblù si è così formata: pullman, auto, moto .. ognuno si è organizzato come meglio credeva per partecipare a questa giornata storica, per non perdere l’appuntamento con la storia, per poter dire “Io c’ero”.
I savonesi si sono così ritrovati nel settore ospiti dello stadio “Ottolenghi”, troppo piccolo per contenerli tutti. Così, stretti come sardine, i supporters biancoblù hanno dato spettacolo: cori e incitamento da brividi per la squadra dei sogni di quest’anno.
I giocatori hanno risposto come sanno fare: una prestazione di grande spessore che non è stata premiata, per pura sfortuna, dal raddoppio che il Savona avrebbe meritato e che, soprattutto, avrebbe chiuso la partita.
Ancora un volta “Veleno” Cattaneo è stato il protagonista: ha sbloccato la partita, con il quarto gol consecutivo nelle ultime quattro gare, e poi è finito nel mirino del direttore di gara che lo ha punito, molto fiscalmente, con un doppio giallo in pochi minuti.
Rimasti in dieci, i biancoblù hanno risentito della stanchezza e l’orgoglio dell’Acqui è uscito fuori consentendo ai bianchi di casa di giungere al pareggio.
Poco male, dopotutto ciò che è raggiunto con più sofferenza dà anche più soddisfazione!
E così al fischio finale è sceso il silenzio sullo stadio, con il preparatore dei portieri Baratella che, via cellulare, cercava di avere notizie della partita di Casale.
Alla conferma del pareggio è scoppiato il finimondo, giocatori e pubblico hanno dato sfogo alla loro gioia in diversi modi: Ponzo, un grande capitano, si è isolato per gustarsi appieno quei momenti magici, Di Leo si è fatto prendere dalla commozione, il team manager Cavaliere si è messo ad urlare come un forsennato sventolando la maglia celebrativa, Marrazzo sembrava uno sbandieratore di Siena tarantolato.
La gioia è stata genuina e sincera per tutti, anche i tifosi non sono certo stati a guardare: qualcuno ha preferito seguire tutta la festa ancora dagli spalti, altri non hanno resistito e sono scesi sul terreno di gioco per abbracciare i propri beniamini.
La parola più gettonata è stata un semplice GRAZIE, curiosamente utilizzata da tutti gli attori di questa grande festa: i tifosi, memori di tante delusioni, ringraziavano mister, dirigenza e giocatori per la promozione, i gol, lo spettacolo, l’impegno. Questi ultimi a loro volta ringraziavano per il supporto costante e da categoria superiore avuto per tutto l’anno.
Le festa è poi continuata negli spogliatoi, nessuno è stato risparmiato, visto che tutti quanti hanno dovuto fare un bagno non previsto, e si è poi trasferita in Piazza Sisto dove anche il Sindaco ha applaudito questa grande squadra.
Questa domenica al Bacigalupo arriva il Rivoli, per il Savona e per tutta Savona è l’occasione per rinnovare la festa in un grande collettivo abbraccio ai protagonisti di questa incredibile stagione: un presidente e dei dirigenti illuminati, un allenatore esperto e capace, giocatori fuoriclasse per la categoria meritano un grande applauso.
Questi grandi protagonisti non sanno però che il loro miglior premio sarà il fatto di rimanere nel cuore dei tifosi e della città, perché SAVONA NON DIMENTICA.

E’ QUI LA FESTA

Ormai ci siamo, anzi… Ormai C siamo. La seconda opzione è grammaticalmente meno corretta, ma certamente più consona alla situazione contingente. Il Savona torna in serie C, adesso ribattezzata LegaPro, dopo un esilio non volontario durato 6 anni. Sei anni di sofferenze, inutile nasconderselo: due spareggi ai playout (uno vinto e uno perso), uno spareggio per andare agli spareggi (!!), un fallimento, un ripescaggio, sei mesi di autogestione da parte dei tifosi, tantissime sofferenze e pochissime soddisfazioni.
Dopo sei anni, però, la testolina del Delfino fa di nuovo capolino oltre le onde limacciose di una categoria che definire professionistica è assurdo e dilettantistica ridicolo. Non ce lo saremmo mai aspettato, diciamocelo chiaro: una squadra messa assieme in 30 giorni o poco più, quando gli altri erano già mesi che contattavano giocatori; un allenatore che (parole sue) si è convinto della scelta, poi pentito e poi di nuovo convinto; un gruppo dirigente assolutamente digiuno della categoria, in parte addirittura del mondo del calcio in generale. Puntare sul Savona lo scorso Agosto? Un azzardo, più che una scommessa.
E invece… eccoli lì, belli come il sole, a tagliare il traguardo non solo a braccia alzate, ma pure correndo all’indietro, perché il vantaggio è tale che si può addirittura scegliere se, come, quando e dove dare il via alla festa. Mai vista una cosa del genere. Non a Savona, almeno: 103 anni di storia che raccontano di sofferenze anche quando ci sarebbe stato da gioire.
Non questa volta, però: una marcia trionfale, una devastazione, un ciclone che si è abbattuto sul campionato e sulle altrui ambizioni (vere o presunte). Una stravittoria che permette anche a noi di essere come gli “altri”: di avere in futuro da poter parlare di “quell’anno nel quale tutti si inchinavano davanti al Savona”, di non doverlo sentire solo nei racconti di persone che abitano a centinaia di chilometri da questa città.
Stiamo tornando ad essere “IL” Savona, stiamo tornando ad essere noi stessi, stiamo tornando a rivivere, a respirare il calcio che ci ha cresciuti. Da oggi nominalmente siamo dilettanti, ma in realtà siamo già professionisti; che sia festa dunque: una festa che duri il più a lungo possibile, perché da Settembre il cammino si farà ben più duro e non per demerito del Savona, ma per merito degli avversari. E allora… Avanti Savona!

PERCHE’ NON STIPULIAMO UNA CONVENZIONE?

Ormai è assodato: quando il Savona gioca in casa, piove. Sono cinque mesi che è così e sono cinque mesi che la società perde incassi a causa del maltempo. Per questo motivo, passata l’ennesima delusione, ci è venuta questa illuminazione.
Per riuscire a recuperare, almeno in parte, quanto perduto al botteghino, il Savona potrebbe stipulare una bella convenzione. Con il Comune? No, con gli agricoltori della zona. Nella sostanza ci sarebbero da contattare le associazioni di categoria e sentire quali sono i loro bisogni idrici, anche in prospettiva: dopodiché il Savona organizza una partita ufficiale (con le amichevoli non sempre funziona) per quella data. Mettiamola sul pratico: supponiamo, ad esempio, che i coltivatori di asparagi abbiano bisogno di un bell’acquazzone entro i prossimi 15 giorni. Una telefonata e il gioco è fatto: il Savona prevede di giocare un match casalingo nel giro di due settimane e i coltivatori diretti sono belli che accontentati!
Sulla natura dei compensi non vogliamo entrare nel merito, lì saranno cavoli (è proprio il caso di dirlo) della società e della categoria interessata. Però sarebbe un modo come un altro per riuscire a contenere le perdite economiche.
Quando si dice cavare il sangue dalle rape…

I “reds” del Savona

Cattaneo: “Troppo bello andare dai tifosi dopo il gol!”

Gallotti: “tutti danno il 110% in campo davanti ai nostri tifosi… e non ce n’è più per nessuno”

Cos’hanno in comune Luca Cattaneo e Matteo Gallotti, rispettivamente seconda punta e difensore del Savona?Entrambi sono arrivati a campionato in corso, entrambi sono rossi di capelli, entrambi si definiscono impulsivi e irrazionali ed entrambi sono stati determinanti nell’ottenere i tre punti in alcune partite dei biancoblù.

Luca “Veleno” Cattaneo, classe 1989, è arrivato a Savona con il mercato di novembre e ha colpito davvero tutta la piazza in particolare per la sua velocità: prende palla e brucia gli avversari!  La sua carriera inizia nelle giovanili del Como, città in cui è nato, poi Primavera nel Legnano e serie D al Borgomanero. L’ultimo anno l’aveva passato a Pavia, ma a novembre la decisione di cambiare la sua vita e venire a Savona. Quattro reti per lui, due delle quali determinanti con Lavagnese e Casale.

Matteo Gallotti, una rete contro il Chieri che ha permesso agli striscioni di ottenere in tre punti, ha 23 anni  e il suo è un ritorno in biancoblù visto che nel 2002 era già nelle giovanili del Savona. Poi Cuneo e Sestri Levante in serie D, due anni in C2 con Carrarese e Valenzana, di nuovo in D con Ponsacco e Sestrese fino a riapprovare sotto la torretta.

Cosa significa arrivare in una squadra a campionato in corso?

CATT: Integrarsi in un gruppo già formato non è mai facile, ma con un gruppo come il nostro non ci ho messo molto! Di settimana in settimana e tutto è filato liscio ed è stato bellissimo!

GALL: Quando il Savona mi ha chiamato ero sorpreso e ho accettato subito: che soddisfazione quando ti chiama una squadra costruita per vincere! I ragazzi sono tutti professionisti eccezionali e mi sono inserito bene senza nessun problema.

Qual è la migliore qualità del Savona secondo voi?

CATT: L’attacco dal punto di vista puramente calcistico ma se ti devo dire la verità credo che  sia il gruppo la nostra arma migliore. E questo si vede, per esempio a fine partita Paolo dopo il saluto raggruppa tutti a centrocampo, ci dice che abbiamo fatto bene, che non dobbiamo mai mollare e poi “ora tutti dai nostri tifosi!”. Paolo è un grande capitano…

GALL: Il gruppo, siamo 25 giocatori tutti bravi, il mister ha l’imbarazzo della scelta e tutti danno il 110% in campo davanti ai nostri tifosi… e non ce n’è più per nessuno!

Cosa è significato essere i match winner?

CATT: Una grande emozione, regalare tre punti alla squadra è stato bellissimo ed entrando a partita iniziata non è facile! Troppo bello andare dai tifosi dopo il gol e poi il bagno di folla che mi hanno fatto i compagni a Casale… indimenticabile!

GALL: Sono stato felice, in casa poi… grazie a quel gol siamo andati a 10 unti dalla seconda, è stato importante anche a livello personale, perché è stato come ripagare la fiducia del mister.

In una piazza come Savona poi essere cresciuti e fare bene in campo significa anche articoli sui giornali, affetto da parte dei tifosi… che effetto vi ha fatto tutto questo?

CATT: Sono contentissimo! Mi ha fatto molto piacere vedere crescere l’interesse nei miei confronti e domenica scorsa ho anche visto uno stendardo tutto per me!

GALL: Io venivo da una realtà con molti problemi e poco seguito, essere catapultato qui in un piazza come Savona mi ha fatto sentire proprio un Giocatore, cosa che ultimamente avevo un po’ smarrito…

Una definizione per il tuo compagno di intervista…

CATT: Guerriero, lotta su tutti i palloni!

GALL: Imprevedibile, è veloce e rapido in campo. Se giocassimo contro per prenderlo dovrei menarlo…

Un consiglio, un suggerimento per il tuo compagno…

CATT: Fatti la tinta così rimango l’unico rosso!

GALL: Non curarti troppo finita la doccia che di rosso bello e alto ce n’è già uno in squadra!

Il vostro piatto preferito?

CATT: Spaghetti alla carbonara

GALL: Trofie al pesto

Programma tv preferito?

CATT: Le Iene

GALL: Le Iene!

Meta delle vacanze per quest’estate?

CATT: Spero Miami

GALL. Formentera

Se poteste conoscere un calciatore famoso chi sarebbe?

CATT: Messi

GALL: Maldini

Lo strumento tecnologico senza il quale non potreste stare?

CATT: il telefonino

GALL: l’I-pod

Per quale squadra di serie A tifate?

CATT: Juve

GALL: Genoa

La vostra canzone preferita…

CATT: Cosa vuoi che sia di Ligabue

GALL: Che tesoro che sei di Venditti

E l’anno prossimo?

CATT: Io vorrei rimanere… farò di tutto per stare qui!

GALL: … firmerei in bianco per il Savona!

Una frase-chiave per la vostra vita…

CATT: Non arrenderti mai, perchè quando pensi che tutto sia finito, è il momento in cui tutto ha inizio!

GALL: Non è proprio un detto, ma un mio principio: bisogna sudare tanto per conquistarci la fiducia di chi ci sta intorno!

Un saluto ai tifosi…

CATT: Grazie ragazzi, siete unici non vedo l’ora di festeggiare con voi!

GALL: Grazie! Ci avete seguito sempre, siete stati fondamentali… davvero la nostra “valanga biancoblù” sono stati loro.

Elisa Di Padova

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